Essendo uniti a Cristo risorto, «spirito vivificante» (1 Corinzi 15:45), abbiamo ricevuto una vita nuova. In noi opera «la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù», capace di liberarci dalla legge del peccato e della morte (Romani 8:2).
Da dove proviene questa nuova potenza?
Dio, che ha provveduto la giustizia di Cristo per la nostra giustificazione (Romani 4:25), ha provveduto anche lo Spirito di Cristo per la nostra santificazione.
La Legge non poteva liberarci dal peccato a causa della debolezza della nostra natura umana. Ma ciò che la Legge non poteva fare, Dio lo ha compiuto per amore, mandando il proprio Figlio «in somiglianza di carne di peccato e a motivo del peccato» (Romani 8:3; Giovanni 3:16; Galati 4:4).
Cristo ha condannato il peccato nella carne affinché la giusta esigenza della Legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito (Romani 8:3-4).
Che cosa richiedeva la Legge? Una vita libera dal dominio del peccato e sottomessa alla volontà di Dio. Questo è precisamente ciò che Cristo rende possibile in coloro che sono uniti a Lui e non regolano più la propria condotta secondo i desideri della carne, ma secondo la guida dello Spirito Santo.
Debolezza o apostasia?
Una cosa è la debolezza del credente, un’altra è l’apostasia.
Il cristiano può sperimentare una lotta interiore tra ciò che sa essere giusto e ciò che, a causa della propria debolezza, non riesce sempre a compiere. Tuttavia, la semplice consapevolezza di questa lotta non costituisce, da sola, una prova indiscutibile di una conversione autentica.
Una persona può avere vissuto un’esperienza religiosa intensa, essere sembrata sinceramente convertita ed essere stata persino battezzata; successivamente, però, può abbandonare la fede e ritornare alla vita del mondo. Dopo alcuni o molti anni potrebbe tornare alla comunità cristiana, vivendo quella che spesso viene definita una “seconda conversione”.
In molti casi dovremmo domandarci se la prima esperienza sia stata davvero una conversione genuina o soltanto il risultato di una crisi emotiva. Ciò che viene chiamato “seconda conversione” potrebbe essere, in realtà, la prima vera opera salvifica di Dio nella vita di quella persona.
Per questo motivo la Parola ci esorta:
«Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; mettete voi stessi alla prova»
— 2 Corinzi 13:5
Esaminiamoci seriamente, affinché il nemico delle anime non ci inganni attraverso una falsa sicurezza spirituale.
«Lo spirito è vita a motivo della giustizia»
Romani 8:10 dichiara:
«Ma se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a motivo della giustizia».
Questa affermazione può essere compresa sotto due aspetti complementari.
1. La giustizia ricevuta mediante la giustificazione
La giustificazione risolve davanti a Dio il problema giuridico della nostra colpa. Per mezzo della fede in Cristo, il peccatore viene dichiarato giusto, non per i propri meriti, ma per l’opera perfetta compiuta da Gesù.
Questa giustizia ricevuta per fede ci dà il diritto alla vita.
2. La giustizia prodotta mediante la santificazione
Lo Spirito Santo opera nel credente una condotta nuova, giusta e conforme alla volontà di Dio. Questa trasformazione non è la causa della salvezza, ma la conseguenza necessaria dell’opera redentrice di Cristo.
Lo Spirito infonde, preserva e sviluppa la vita spirituale, producendo nel credente un carattere sempre più simile a quello di Cristo.
Il frutto testimonia la nuova vita
La giustificazione e la santificazione non devono essere confuse, ma neppure separate:
- La giustificazione è l’atto mediante il quale Dio dichiara giusto il peccatore che crede in Cristo.
- La santificazione è l’opera progressiva dello Spirito Santo, che trasforma la vita del credente.
- Il frutto di questa trasformazione costituisce una testimonianza visibile della presenza della vita di Dio.
Le opere non ci rendono figli di Dio, ma una vita trasformata manifesta che siamo stati realmente rigenerati. Dove lo Spirito Santo dimora, Egli produce necessariamente il proprio frutto: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5:22-23).
La domanda, quindi, non è soltanto: “Ho avuto un’esperienza religiosa?”, ma anche:
Cristo vive veramente in me? Sto camminando secondo lo Spirito? La mia vita manifesta il frutto di una conversione autentica?
Chi è unito a Cristo non è più obbligato a vivere sotto il dominio del peccato. Lo Spirito Santo gli comunica una nuova potenza, lo guida nella santità e produce nella sua vita il frutto che testimonia che egli è veramente un figlio di Dio.


