Che cos’è la metafisica?
La metafisica è una branca della filosofia che studia i principi fondamentali della realtà: l’essere, l’esistenza, le cause ultime e ciò che può trovarsi oltre il mondo materiale.
La metafisica filosofica, in sé stessa, non deve essere confusa automaticamente con una particolare dottrina religiosa. Tuttavia, alcune correnti moderne hanno utilizzato il termine «metafisica» per promuovere insegnamenti riguardanti il potere creativo del pensiero, delle parole e delle affermazioni positive.
Da queste idee deriva quella che viene spesso chiamata confessione positiva.
Secondo questa dottrina, una persona potrebbe ottenere salute, prosperità, successo o cambiamenti materiali dichiarando verbalmente ciò che desidera e rifiutando di pronunciare parole considerate negative.
A partire soprattutto dalla seconda metà del XX secolo, alcuni di questi concetti sono entrati in determinati ambienti cristiani, creando una mescolanza tra il linguaggio biblico e principi che non provengono da un’interpretazione corretta delle Scritture.
Che cos’è la confessione positiva?
La confessione positiva insegna che le parole pronunciate con sufficiente convinzione possiedono una capacità creatrice.
Per questo si utilizzano frequentemente espressioni come:
- «Io dichiaro».
- «Io decreto».
- «Io stabilisco».
- «Io attivo».
- «Io chiamo all’esistenza».
- «Io confesso la mia guarigione».
- «Io decreto la mia prosperità».
- «Le mie parole creano la mia realtà».
Il problema non consiste nell’esprimere speranza, ricordare le promesse bibliche o testimoniare la propria fiducia in Dio.
Il problema nasce quando si attribuisce alla parola umana un potere autonomo che la Bibbia riconosce solamente a Dio.
Il cristiano non è chiamato a controllare la realtà attraverso formule verbali. È chiamato a pregare, credere, obbedire e sottomettersi alla volontà del Signore.
Marco 11 insegna a decretare?
Uno dei testi maggiormente utilizzati dai sostenitori della confessione positiva è Marco 11:23:
«In verità vi dico che chi dirà a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto.»
Marco 11:23
Se questo versetto viene isolato dal suo contesto, può sembrare che Gesù stia insegnando il potere creativo delle parole umane.
Tuttavia, il versetto precedente stabilisce il tema del brano:
«Abbiate fede in Dio.»
Marco 11:22
Gesù non disse: «Abbiate fede nella vostra fede» oppure: «Abbiate fede nel potere delle vostre dichiarazioni». Disse chiaramente: «Abbiate fede in Dio».
La fede biblica non è una forza impersonale che permette all’essere umano di controllare la realtà. È fiducia personale nel Dio vivente, nella sua potenza, nel suo carattere e nella sua volontà.
Marco 11 parla della preghiera
Il versetto successivo chiarisce ulteriormente il significato:
«Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute e voi le otterrete.»
Marco 11:24
Gesù parla di cose domandate pregando.
La confessione positiva non è preghiera. La preghiera è una richiesta rivolta a Dio; una dichiarazione metafisica pretende invece di produrre il risultato attraverso l’autorità delle parole pronunciate.
Pregare significa riconoscere:
- Che Dio è sovrano.
- Che noi dipendiamo da lui.
- Che abbiamo bisogno del suo intervento.
- Che egli possiede il diritto di rispondere secondo la propria sapienza.
- Che la sua volontà è migliore della nostra.
- Che il risultato non dipende dalla formula utilizzata.
Il contesto continua parlando ancora della preghiera:
«Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe.»
Marco 11:25
Il brano, quindi, riguarda la fede in Dio, la preghiera e il perdono. Non insegna che l’essere umano possa creare una realtà attraverso decreti verbali. Marco 11:22-25
La confessione positiva danneggia la preghiera
Se tutto ciò che dichiaro e decreto deve necessariamente realizzarsi, non ho più bisogno di chiedere a Dio.
La preghiera viene così sostituita da un’affermazione. Dio non viene più riconosciuto come Signore sovrano, ma trattato come una forza obbligata a rispondere alle parole del credente.
Questo atteggiamento alimenta l’orgoglio spirituale perché conduce la persona a pensare:
- «Le mie parole determinano il futuro».
- «Se possiedo abbastanza fede, Dio deve fare ciò che dico».
- «Non devo chiedere: devo ordinare».
- «Se qualcosa non avviene, la colpa è della persona che non ha creduto abbastanza».
- «La malattia e la sofferenza dimostrano sempre una mancanza di fede».
La Bibbia non assegna al credente questa autorità assoluta.
Gesù insegnò a chiedere
Gesù disse:
«Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.»
Giovanni 15:7
Il testo dice «domandate», non «decretate».
Inoltre, la promessa possiede una condizione fondamentale: dimorare in Cristo e permettere che le sue parole dimorino in noi.
Quando la Parola di Cristo riempie il cuore, anche i nostri desideri vengono trasformati. Non preghiamo più per soddisfare l’egoismo, ma impariamo a desiderare ciò che glorifica Dio.
La Scrittura dichiara:
«Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.»
1 Giovanni 5:14
La preghiera della fede non cerca di imporre la nostra volontà a Dio. Presenta con fiducia le richieste, riconoscendo che egli conosce ciò che è migliore.
Si può chiedere male
Giacomo avverte:
«Domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.»
Giacomo 4:3
Non ogni richiesta viene approvata da Dio semplicemente perché viene pronunciata con convinzione.
Una persona può chiedere:
- Per orgoglio.
- Per avidità.
- Per competizione.
- Per vendetta.
- Per vanità.
- Per soddisfare desideri disordinati.
- Senza considerare la volontà divina.
La fede non obbliga Dio a concedere ciò che nasce da motivazioni sbagliate.
In Marco 10:35-40, Giacomo e Giovanni presentarono a Gesù una richiesta ambiziosa. Egli rispose:
«Voi non sapete quello che chiedete.»
Anche un discepolo sincero può chiedere qualcosa senza comprenderne le conseguenze.
La volontà di Dio è guarire sempre?
Un altro versetto utilizzato per affermare che Dio debba guarire ogni persona è Matteo 8:16:
«Fattosi sera, gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati.»
Matteo 8:16
Il testo afferma realmente che Gesù guarì tutti coloro che gli furono presentati in quella circostanza.
Il versetto successivo, però, ne spiega anche il significato messianico:
«Affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie”.»
Matteo 8:17
Le guarigioni dimostravano che Gesù era il Messia promesso e manifestavano la presenza del Regno di Dio.
Dio può guarire e la Chiesa deve pregare per gli ammalati. Tuttavia, questo non significa che ogni credente riceverà necessariamente una guarigione fisica immediata durante la vita presente.
La redenzione sarà pienamente manifestata nella risurrezione, quando ogni malattia, dolore e morte scompariranno definitivamente.
L’esperienza dell’apostolo Paolo
Paolo ricevette una «spina nella carne»:
«Affinché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca.»
2 Corinzi 12:7
Il verbo greco tradotto con «schiaffeggiare» è kolaphízō e comunica l’idea di colpire duramente, anche con il pugno.
Non possiamo stabilire con assoluta certezza la natura della spina di Paolo. Potrebbe essere stata una sofferenza fisica, una persecuzione o un’altra forma di afflizione.
Ciò che sappiamo è che Paolo pregò ripetutamente:
«Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me.»
2 Corinzi 12:8
Il verbo impiegato esprime l’idea di invocare, supplicare o rivolgere un appello. Paolo non decretò che la spina scomparisse: pregò il Signore.
Dio gli rispose:
«La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza.»
2 Corinzi 12:9
Dio non eliminò la difficoltà, ma diede a Paolo la grazia necessaria per sopportarla.
La parola «potenza» traduce il greco dýnamis, che indica forza, capacità o potere. Non significa letteralmente «dinamite», anche se il termine moderno “dinamite” deriva dalla stessa radice.
La potenza divina non si manifestò eliminando immediatamente la debolezza, ma sostenendo Paolo in mezzo a essa.
La grazia non sempre elimina la prova
La dottrina della confessione positiva tende a presentare ogni sofferenza come una sconfitta spirituale.
La Bibbia insegna invece che Dio può:
- Liberarci dalla prova.
- Sostenerci durante la prova.
- Utilizzare la sofferenza per formare il carattere.
- Manifestare la propria potenza nella debolezza.
- Negare una richiesta per concederci qualcosa di spiritualmente migliore.
- Permettere una difficoltà senza averci abbandonati.
Paolo aveva probabilmente anche problemi fisici quando evangelizzò i Galati:
«Sapete che fu a motivo di una malattia fisica che vi evangelizzai la prima volta.»
Galati 4:13
La malattia non impedì a Paolo di essere un apostolo fedele e pieno di fede.
La sofferenza non dimostra automaticamente l’assenza della benedizione di Dio.
Solamente Dio crea mediante la sua parola
Romani 4:17 parla del Dio:
«Che fa vivere i morti e chiama all’esistenza le cose che non sono.»
Romani 4:17
Questo versetto descrive ciò che Dio fa, non un potere concesso indistintamente alle parole umane.
Il contesto riguarda la fede di Abraamo nel Dio capace di dare vita e compiere ciò che aveva promesso.
Abraamo non creò Isacco attraverso una confessione positiva. Credette nella promessa pronunciata da Dio.
La fede biblica non inventa la promessa: riceve e crede ciò che Dio ha dichiarato.
Nell’Antico Testamento, il verbo ebraico spesso tradotto con «creare» è barà. La Scrittura lo utilizza in modo particolare per l’attività creatrice di Dio.
«Poiché egli parlò e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve.»
Salmo 33:9
Dio possiede la capacità sovrana di creare attraverso la propria parola. L’essere umano non diventa creatore semplicemente pronunciando una dichiarazione.
Non sappiamo ciò che accadrà domani
Giacomo corregge coloro che parlavano del futuro con autosufficienza:
«E ora a voi che dite: “Oggi o domani andremo nella tale città, vi staremo un anno, trafficheremo e guadagneremo”; mentre non sapete quel che succederà domani.»
Giacomo 4:13-14
Queste persone avevano progettato e dichiarato il proprio futuro come se ne possedessero il controllo assoluto.
Giacomo non condanna la pianificazione responsabile. Condanna l’arroganza di chi pianifica senza riconoscere la sovranità di Dio.
Egli insegna:
«Dovreste dire invece: “Se Dio vuole, saremo in vita e faremo questo o quest’altro”.»
Giacomo 4:15
L’espressione «se Dio vuole» non deve diventare una formula vuota. Rappresenta l’atteggiamento interiore di chi riconosce che ogni progetto dipende dal Signore.
La differenza tra proclamare la Parola e decretare
Il cristiano può e deve proclamare la Parola di Dio.
Può dichiarare con certezza:
- Dio è santo.
- Cristo è risuscitato.
- Chi crede in Gesù riceve la vita eterna.
- Dio perdona chi confessa il peccato.
- Nulla può separarci dall’amore di Cristo.
- Il Signore rimane fedele.
- Gesù ritornerà.
- Dio compirà ogni promessa.
Queste dichiarazioni sono vere perché Dio le ha già rivelate nella Scrittura.
Diverso è affermare:
- «Decreto che domani riceverò una determinata quantità di denaro».
- «Dichiaro che questa persona dovrà sposarmi».
- «Stabilisco che non avrò mai una malattia».
- «Chiamo all’esistenza una casa».
- «Ordino a Dio di compiere ciò che desidero».
Nel primo caso proclamiamo ciò che Dio ha detto. Nel secondo attribuiamo alle nostre parole un’autorità che la Bibbia non ci concede.
Le parole sono importanti, ma non sono creatrici
La Bibbia insegna che le parole possiedono conseguenze reali.
Attraverso le parole possiamo:
- Edificare oppure distruggere.
- Dire la verità oppure mentire.
- Consolare oppure ferire.
- Proclamare il Vangelo.
- Confessare Cristo.
- Lodare Dio.
- Esprimere fede o incredulità.
Tuttavia, riconoscere l’importanza morale delle parole non significa attribuire loro un potere metafisico capace di manipolare la realtà.
Il potere appartiene a Dio, non alle formule verbali.
La vera confessione cristiana
La Bibbia parla effettivamente di confessione, ma in un senso diverso dalla confessione positiva.
Confessare biblicamente significa:
Confessare il peccato
«Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci.»
1 Giovanni 1:9
Confessare Gesù come Signore
«Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.»
Romani 10:9
Confessare pubblicamente la fede
Il credente non deve vergognarsi di appartenere a Cristo.
La vera confessione non cerca di trasformare Dio nel servitore dei nostri desideri. Riconosce Gesù come Signore e sottomette la vita alla sua autorità.
Le condizioni bibliche della preghiera
La Bibbia presenta diverse condizioni spirituali legate alla preghiera:
- Chiedere secondo la volontà di Dio.
- Dimorare in Cristo.
- Permettere che la sua Parola dimori in noi.
- Chiedere con fede.
- Non chiedere per soddisfare passioni egoistiche.
- Perdonare gli altri.
- Vivere nell’ubbidienza.
- Perseverare.
- Accettare la risposta divina.
- Cercare innanzitutto la gloria di Dio.
La fede non consiste nel credere che riceveremo obbligatoriamente tutto ciò che desideriamo.
La fede consiste nel confidare che Dio ascolta, che possiede la potenza per rispondere e che farà ciò che è giusto, anche quando la sua risposta è diversa dalla nostra richiesta.
I pericoli della confessione positiva
Questa dottrina può produrre conseguenze spirituali molto gravi.
Trasforma l’essere umano nel centro
La persona non cerca più la volontà di Dio, ma utilizza un linguaggio religioso per realizzare i propri desideri.
Alimenta l’orgoglio spirituale
Il credente pensa di possedere un’autorità assoluta sulle circostanze, sulla malattia, sul denaro e sul futuro.
Colpevolizza chi soffre
L’ammalato o la persona in difficoltà viene accusata di non possedere abbastanza fede oppure di aver pronunciato parole negative.
Distorce la preghiera
La richiesta umile viene sostituita dal decreto e dalla pretesa.
Produce delusione
Quando la dichiarazione non si realizza, la persona può sentirsi colpevole, ingannata o abbandonata da Dio.
Crea una falsa immagine della fede
La fede viene trasformata in una tecnica per ottenere risultati invece di essere una relazione di fiducia e ubbidienza al Signore.
Riduce Dio a una forza impersonale
Dio viene trattato come un meccanismo spirituale attivato mediante parole precise.
Come dobbiamo pregare?
Gesù ci ha lasciato il modello perfetto:
«Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra.»
Matteo 6:9-10
La preghiera cristiana:
- Si rivolge al Padre.
- Santifica il suo nome.
- Cerca il suo Regno.
- Si sottomette alla sua volontà.
- Presenta i bisogni quotidiani.
- Chiede perdono.
- Perdona gli altri.
- Cerca protezione dalla tentazione e dal male.
Anche Gesù, nel Getsemani, pregò:
«Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.»
Matteo 26:39
Questa non fu una preghiera priva di fede. Fu la più perfetta espressione di fede, ubbidienza e sottomissione alla volontà del Padre.
Domande per la riflessione
- La mia fede è posta in Dio oppure nelle mie dichiarazioni?
- Quando prego, chiedo oppure pretendo?
- Sono disposto ad accettare una risposta diversa da quella desiderata?
- Interpreto la malattia come prova automatica della mancanza di fede?
- Utilizzo versetti isolati dal loro contesto?
- Cerco la volontà di Dio o provo a imporre la mia?
- Ho attribuito alle mie parole un potere che appartiene solamente a Dio?
- La mia preghiera manifesta umiltà e dipendenza?
- Credo nella grazia di Dio anche quando la prova non viene eliminata?
- Proclamo ciò che Dio ha realmente detto oppure invento promesse che non ha fatto?
- Sono disposto a correggere le mie convinzioni alla luce della Scrittura?
Conclusione
Il cristiano non è chiamato a praticare una metafisica rivestita di linguaggio biblico.
Marco 11 non insegna la confessione positiva. Insegna ad avere fede in Dio, a pregare con fiducia e a perdonare gli altri.
La Bibbia non ci autorizza a creare la realtà attraverso decreti personali. Ci invita a presentare le richieste al Padre, confidando nella sua potenza e sottomettendoci alla sua volontà.
Dio può guarire, provvedere e compiere miracoli. Tuttavia, rimane sovrano e non è obbligato dalle nostre formule.
La vera fede non dice: «Dio deve fare ciò che dichiaro».
La vera fede dice: «Dio può fare ogni cosa, ascolta la mia preghiera e io continuerò a confidare in lui, qualunque sia la sua risposta».
Abbandoniamo ogni dottrina che alimenta l’orgoglio, indebolisce la preghiera e attribuisce all’essere umano il potere che appartiene solamente al Creatore.
Non confidare nel potere delle tue dichiarazioni: abbi fede in Dio, prega secondo la sua volontà e riposa nella sufficienza della sua grazia.


